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Le Corbusier e Steve Jobs: una questione di caratteri
2 Gennaio 2008, 12:28 am
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Nel 1920-21 apparivano a Parigi, a partire dal primo numero dell’ Esprit Nouveau, una dozzina di articoli firmati Le Corbusier, che furono poi raccolti nel libro “Vers une Architecture” nel 1922.
E’ lo stesso Le Corbusier che nella prefazione dell’ edizione del 1958 descrive quel periodo:

“Erano anni eccezionali, i giorni e gli anni passavano veloci, occupati, da noi, nella ricerca di un’architettura, di un’urbanistica, un quadro di vita, un’etica e un’estetica dell’ arte della costruzione; impegnati a riconoscere i fatti tecnici nuovi e le espressioni valide di queste tecniche animate da uno spirito nuovo”.

In “Verso un Architettura” Le Corbusier intende porre le basi della nuova estetica architettonica contemporanea. Parte del successo che quest’opera ha conseguito è dovuto anche alla modalità con cui i contenuti sono stati rappresentati. Il libro stesso diventa il campo di applicazione dei principi estetici che contiene. L’impaginazione è stata curata dallo stesso Le Corbusier. Una mostra del 2005, “ Le Corbusier, l’architetto e i suoi libri ”, ha messo in luce la ricerca nel campo editoriale portata avanti da Le Corbusier. Anche la scelta della carta e del carattere possono essere strumenti di comunicazione.

L’ importanza attribuita all’ impaginazione emerge nella prefazione del 1958:

 

“La parte più difficile è toccata all’ editore, obbligato a piegarsi alla volontà dell’ autore, che autorizzava la ristampa di Vers une Architecture solo alla condizione di mantenere la sua forma primitiva, senza cambiare una riga, né una parola, né un’immagine…
… I libri non si stampavano generalmente così nel 1920-1921.Le bozze dei miei articoli provocavano lo stupore e l’ indignazione della tipografia Arrault a Tours, la nostra tipografia, vi si diceva, lo si diceva parlando di me: “E’ un pazzo!” Fin da allora. E su una faccenda tipografica!”

 

Le immagini giocano un ruolo importante nell’ impaginazione. Due celebri pagine di “Vers une Architecture” contrappongono il tempio di Paestum ( 600-500 a.C.) e un’ automobile del 1907, con il Partenone e la Delage grand Sport.

«La maison est une machine à habiter» diceva Le Corbusier ( la casa è una macchina da abitare ). L’ analogia architettura-macchina in queste due pagine trova una dimostrazione visiva, diretta. Il Partenone e la Delage grand-Sport rappresentano il culmine evolutivo di un modello:

“ Il Partenone è un prodotto di selezione applicato a uno standard stabilito. Da un secolo, ormai, il tempio greco era organizzato in tutti i suoi elementi.
Stabilito lo standard, si scatena il gioco della concorrenza immediata e violenta: un vero match. Per vincere bisogna far meglio dell’ avversario, nell’ insieme e in tutti i particolari. Da qui viene lo studio accurato delle parti. Progresso.”

Quasi una lezione di marketing.. quarant’anni prima che questo disciplina nascesse.


Una recente pubblicità della Apple, celebre rivale della Microsoft, ha utilizzato lo stesso procedimento per mostrare la differenza tra un suo prodotto, e un normale PC.

La descrizione delle automobili fatta da Le Corbusier si potrebbe applicare perfettamente, traslata di ottant’anni, alle nuove macchine del 2000, i computer.

“Le automobili hanno tutte gli stessi dispositivi essenziali. A causa della concorrenza infaticabile le innumerevoli case di produzione sono state obbligate a dominare la concorrenza e, per questo, a partire da un certo standard di realizzazioni pratiche, è intervenuta la ricerca di una perfezione, di un’ armonia che stanno al di là del mero fatto pratico; ricerca che si è espressa non solamente in manifestazioni di perfezione e di armonia, ma anche di bellezza”

Sull’ analogia macchina-computer probabilmente è già stato scritto così tanto da renderla quasi banale. E però sicuramente un’ ottima chiave di lettura per interpretare di riflesso la contemporaneità sulla base del secolo appena concluso. L’ automobile, quando Le Corbusier scriveva, diventava per la prima volta accessibile al grande pubblico, come sta avvenendo da dieci anni a questa parte con il computer. La rete web è diventata la nuova infrastruttura globale. Gli architetti volando in aereo, scoprivano per la prima volta, cent’anni fa, il paesaggio visto dall’ alto. Nel 2007 l’ oblò è sostituito dallo schermo del computer e le affascinanti immagini dall’ alto sfilano nella schermata centrale di Google Earth, con il vantaggio che oggi tutto il mondo diventa virtualmente sorvolabile.
Non so se Google Earth possa avere lo stesso fascino dei primi voli intercontinentali negli anni ’30, o se la velocità di un processore riuscirà a sedurre tanto quanto quella automobilistica. Probabilmente no.
Ma non possiamo escludere che il mito della macchina e le sue manifestazioni negli anni della Belle époque potessero apparire alla gente comune tanto bizzarre quanto l’ esaltazione delle potenzialità del web per la casalinga refrattaria all’ uso del computer. Solo il tempo ce lo dirà.
Proseguire sulla strada dell’ analogia macchina-computer, declinandola in tutti i suoi aspetti, si può trasformare in un percorso accidentato. Forse è meglio fermarsi qui per non correre il rischio di cadere in qualche paragone ridicolo.

Ma se torniamo alla pubblicità della Apple possiamo sicuramente azzardare qualche ultima interessante analogia. Il paragone tra la macchina e l’ abitazione portato avanti da Le Corbusier aveva lo scopo di proporre un nuovo tipo di architettura standardizzato.

“Se il problema dell’ abitazione, dell’ appartamento, venisse studiato come si studia un telaio d’automobile, si vedrebbero rapidamente trasformate e migliorate le nostre case. Se le case fossero costruite industrialmente in serie, come dei telai d’automobile, si vedrebbero sorgere rapidamente forme inattese, ma sane, definibili, e l’ estetica verrebbe formulata con precisione sorprendente”

Sicuramente l’ utopia di una catena di montaggio per le abitazioni, che si è concretizzata nella prefabbricazione del dopoguerra, si è allontanata molto dalle aspettative iniziali. Ma in quel riferimento di Le Corbusier alla costruzione di case in serie “come telai di automobili” non possiamo non pensare alla diffusione dei sistemi costruttivi basati su un telaio in calcestruzzo come il sistema “Domino” da cui poi si sono sviluppati i nuovi principi estetici architettonici proposti da Le Corbusier nei famosi “Cinque punti”. L’ estetica dell’architettura moderna è principalmente legata ad un’ innovazione in campo strutturale, motivata dall’ esigenza di una produzione più efficiente.


Se ora proviamo ad osservare la pubblicità Apple potremmo avanzare qualche ipotesi sull’ evoluzione dell’ architettura futura. Il confronto tra l’ IMac e il PC è giocato visivamente sulla semplificazione dei collegamenti, delle periferiche e dei cavi. Anche in architettura la componente impiantistica è diventata sempre più predominante, occupando sempre maggiore spazio. Negli uffici pubblici e nei centri commerciali, e progressivamente anche nelle abitazioni, gli impianti di condizionamento e di cablaggio assumono un ruolo sempre più preponderante influenzando anche la distribuzione spaziale.

Una scena del film Brazil del 1985 diretto da Terry Gilliam

Nel visionario film Brazil l’ incubo metropolitano di un futuro dominato dalla burocrazia viene simbolicamente rappresentato da un intricata matassa di cavi, tubi metallici, che ogni tanto emerge da qualche fessura delle claustrofobiche abitazioni.
Se, nel Novecento, è stata la carenza di abitazioni la vera spinta propulsiva che ha portato a razionalizzare la produzione edilizia, attraverso l’ innovazione strutturale, nei prossimi decenni potrebbe esserci la questione del risparmio energetico, alla base di una razionalizzazione impiantistica.
In questo campo le aziende informatiche rappresentano un modello da seguire. La loro ricerca mira sempre più ad abbattere i consumi energetici per limitare l’ eccessivo surriscaldamento dei processori.


La Microsoft da qualche anno sta studiando il modo per dotare le abitazioni di un sistema di controllo globale in grado di gestire tutti gli impianti e i sistemi di comunicazioni. L’ idea base è quella di dotare l’ hardware ( l’edificio ) di un software.
Le ricadute estetiche dettate da tali innovazioni impiantistiche e dalle questioni legate alla sostenibilità energetica sono per il momento imprevedibili.
Certo è che lo sviluppo tecnologico informatico, come dimostra Apple, è strettamente connesso ad una ricerca estetica in modo del tutto parallelo alla produzione automobilistica nel Novecento. L’ estetica dei prodotti Apple merita sicuramente una grande attenzione.


In un interessante discorso agli studenti di Stanford Steve Jobs, fondatore Apple, ha recentemente ricordato come alla base della fortuna dei prodotti Macintosh ci sia stata l’ attenzione per la tipografia e i caratteri:

“Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato.
 Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. “

Alla base di ogni ricerca estetica si può rintracciare un apparentemente insignificante e banale attenzione allo “scrivere bene”?
Non è un ipotesi da sottovalutare.
Scrivere, in fondo, è la più istintiva forma di rappresentazione grafica.

Gran parte dell’ arte moderna ha ereditato molte delle ricerche portate avanti dalle avanguardie in questo campo. Due mostre presenti attualmente al Mart indagano il rapporto tra arte, grafica e scrittura: Depero Pubblicitario e La parola nell’arte.

Anche l’ architetto Adalberto Libera ha iniziato la sua attività come letterista e cartellonista e nel 1938 a pubblicato il “Manuale pratico per il disegno dei Caratteri”.
Parlare di calligrafia e “bella scrittura” ci fa un po’ sorridere al giorno d’oggi.
Sembrano questioni anacronistiche. Ma forse proprio questo è sintomo della scarsa sensibilità estetica del nostro tempo.
Adalberto Libera sul terrazzo della pensione Suquet a Roma, 1928
Come scrive lo stesso Libera:
Dalle iscrizioni monumentali di un edificio pubblico a quella volumetrica o dipinta per un negozio, dal monogramma ricamato di un fazzoletto a quello inciso o riportato di un oggetto personale, si prospettano innumerevoli applicazioni che, a tutt’oggi, sono risolte nell’ ignoranza completa, con forme o meglio deformazioni, che sembrano fantasie e sono invece arbitrio o ignoranza?

Dovremmo forse, anche noi, porre più attenzione ai problemi effimeri della “bella scrittura”?

1 Commento finora
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Un bel post, tra l’altro oggi stesso ho visto Brazil, e pochi giorni fa ho visto una mostra su Depero. Per quanto riguarda la bella scrittura, forse è rinunciatario credere che il problema della forma sia sorpassato, ma è semplicemente complementare ad altri in maniera diversa che in passato.

Commento di emmanuelepilia




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